DALO: la responsabilità dello Stato in caso di mancato rialloggio dei beneficiari

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Il diritto all’alloggio è riconosciuto come un diritto fondamentale in Francia. Tuttavia, numerose persone riconosciute prioritarie ai sensi del Diritto all’Alloggio Opponibile (DALO) attendono ancora diversi mesi, se non addirittura anni, prima di beneficiare di un alloggio adeguato alla loro situazione. Infatti, l’ultima relazione resa pubblica sull’effettività del diritto all’alloggio opponibile denunciava che molte famiglie riconosciute prioritarie e quindi ammissibili al dispositivo DALO non erano ancora state rialloggiate. Questa realtà solleva una questione essenziale: lo Stato può essere ritenuto responsabile quando non rispetta il suo obbligo di rialloggio?

Con una sentenza emessa il 13 luglio 2016 e due sentenze del 16 dicembre 2016, il Consiglio di Stato precisa la responsabilità dello Stato riguardo all’applicazione del dispositivo DALO. Infatti, attraverso diverse decisioni importanti, il Consiglio di Stato chiarisce le condizioni in cui la responsabilità dello Stato può essere chiamata in causa nonché le modalità di indennizzo delle persone interessate.

Il DALO: un diritto opponibile allo Stato

Istituito dalla legge del 5 marzo 2007, il Diritto all’Alloggio Opponibile (DALO) consente alle persone che incontrano gravi difficoltà nell’accesso a un alloggio dignitoso di far riconoscere il loro carattere prioritario da una commissione di mediazione.

Quando questa commissione ritiene che la domanda sia fondata, lo Stato dispone di un termine legale per proporre un alloggio adeguato alle esigenze del richiedente. Quest’obbligo costituisce un vero e proprio obbligo di risultato: non è sufficiente che l’amministrazione intraprenda delle azioni, essa deve effettivamente consentire il rialloggio della persona riconosciuta prioritaria.

Nei fatti, quest’obbligo è ben lungi dall’essere sempre rispettato. Le difficoltà del mercato immobiliare, la carenza di alloggi sociali disponibili e la saturazione di alcuni territori spiegano in parte questi ritardi. Tuttavia, queste difficoltà non dispensano lo Stato dai suoi obblighi legali.

Una carenza dello Stato regolarmente denunciata

Le diverse relazioni dedicate all’applicazione del dispositivo DALO mettono in evidenza una situazione preoccupante.

Ogni anno, diverse migliaia di nuclei familiari riconosciuti prioritari rimangono senza soluzione nonostante le decisioni favorevoli ottenute presso le commissioni di mediazione. Alcune famiglie continuano così a vivere in alloggi insalubri, sovraffollati, precari o sono costrette a essere ospitate durevolmente in strutture di emergenza.

Questa assenza di rialloggio lede direttamente il diritto all’alloggio riconosciuto dalla legge ed espone le persone interessate a condizioni di vita particolarmente difficili.

Di fronte a queste carenze, numerosi beneficiari del DALO hanno avviato ricorsi al fine di ottenere la condanna dello Stato e il risarcimento dei danni subiti.

La responsabilità dello Stato in caso di mancato rialloggio

Il Consiglio di Stato ricorda che quando l’amministrazione non rispetta il suo obbligo di rialloggiare una persona riconosciuta prioritaria, la sua responsabilità può essere chiamata in causa sulla base della colpa.

In altre parole, dal momento in cui il termine legale è superato senza che sia stata proposta un’offerta di alloggio adeguata, lo Stato commette una colpa suscettibile di dare diritto a indennizzo. I ricorsi conseguenti alle inadempienze dello Stato al suo obbligo di risultato portano i ricorrenti a chiedere di essere indennizzati del danno subito sulla base della responsabilità per colpa.

Questa responsabilità non dipende dalla dimostrazione di una colpa particolarmente grave. Il semplice mancato rispetto dell’obbligo legale è sufficiente a caratterizzare la colpa amministrativa.

I richiedenti possono quindi adire il giudice amministrativo al fine di ottenere il risarcimento delle conseguenze di questa carenza.

Le precisazioni apportate dalle decisioni del Consiglio di Stato

In queste cause, il Consiglio di Stato apporta precisazioni sulle modalità di valutazione di tale danno.

D’ora in poi, è stata adottata l’idea di danno globale:
La valutazione del danno avviene solo nei confronti del solo richiedente DALO tenendo conto tuttavia del numero di persone che compongono il nucleo familiare. Inoltre, viene avanzata la nozione di presunzione di danno e con essa quella di presunzione di turbamento nelle condizioni di esistenza. Le decisioni emesse a luglio e dicembre 2016 presentano un interesse rilevante poiché precisano i criteri che consentono di valutare il danno subito dai beneficiari del DALO.

Prima di queste decisioni, le giurisdizioni amministrative adottavano talvolta metodi di valutazione differenti, creando una certa insicurezza giuridica.

Il Consiglio di Stato ha così stabilito diversi principi destinati ad armonizzare questa valutazione.

La nozione di danno globale

La prima precisazione riguarda il modo di valutare il danno.

Il giudice amministrativo considera d’ora in poi che il danno deve essere valutato in modo globale.

L’indennizzo è accordato al solo richiedente che ha ottenuto il riconoscimento del carattere prioritario ai sensi del DALO. Tuttavia, il giudice tiene conto della composizione del nucleo familiare al fine di valutare l’importanza dei turbamenti subiti.

Così, una famiglia numerosa che vive in un alloggio insalubre o angusto potrà vedere il suo danno valutato in modo più rilevante rispetto a una persona che vive da sola, anche se il beneficiario dell’indennizzo rimane il richiedente iniziale.

Questo approccio consente di prendere meglio in considerazione la realtà concreta delle condizioni di vita delle famiglie interessate.

Una presunzione di danno

L’altro apporto essenziale di queste decisioni risiede nel riconoscimento di una presunzione di danno.

Il Consiglio di Stato ritiene che il semplice fatto di non essere rialloggiati nonostante una decisione favorevole comporti necessariamente turbamenti nelle condizioni di esistenza.

Il richiedente non deve quindi più dimostrare in modo dettagliato l’insieme delle conseguenze psicologiche, sociali o materiali derivanti da questa situazione.

Il danno è presunto dal momento in cui lo Stato non ha eseguito il suo obbligo di rialloggio.

Questa evoluzione facilita considerevolmente i ricorsi risarcitori, poiché alleggerisce l’onere della prova che grava sulle vittime.

Un indennizzo spesso giudicato insufficiente

Se questi progressi giurisprudenziali costituiscono una migliore protezione dei beneficiari del DALO, essi rimangono tuttavia limitati nei loro effetti pratici.

Infatti, le somme accordate dalle giurisdizioni amministrative rimangono generalmente modeste.

Gli indennizzi variano a seconda della durata della carenza dello Stato, della composizione del nucleo familiare, delle condizioni di alloggio e delle circostanze particolari di ogni caso. Tuttavia, essi rimangono spesso molto lontani dalle difficoltà realmente incontrate dalle famiglie interessate.

Numerosi osservatori considerano così che queste condanne finanziarie hanno solo un debole effetto dissuasivo sull’amministrazione.

L’obiettivo iniziale del dispositivo DALO era soprattutto quello di garantire un accesso effettivo all’alloggio e non di prevedere un semplice compenso finanziario quando questo diritto non è rispettato.

La condanna della Francia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo

Il favore di una misura che intende costringere lo Stato a eseguire si scontra con le somme molto modestamente assegnate.

I limiti del sistema francese hanno portato alcuni ricorrenti ad adire la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Di fronte a questi limiti, l’adizione della Corte europea dei diritti dell’uomo ha dato luogo alla condanna della Francia nel caso Tchokontio Happi c/Francia con una sentenza emessa il 9 aprile 2015.

Nella sua sentenza Tchokontio Happi c. Francia, emessa il 9 aprile 2015, la Corte ha condannato la Francia per non aver eseguito una decisione definitiva che riconosceva il diritto al rialloggio della ricorrente.

La CEDU ha considerato che l’assenza prolungata di esecuzione ledeva il diritto a un ricorso effettivo e misconosceva gli obblighi gravanti sulle autorità francesi.

Questa condanna europea ricorda che le decisioni amministrative che accordano il beneficio del DALO non possono rimanere senza effetto. Esse devono essere seguite da un’esecuzione concreta entro un termine ragionevole.

Questa sentenza ha anche rafforzato la pressione esercitata sullo Stato francese al fine di migliorare l’effettività del dispositivo.

Quali ricorsi per i beneficiari del DALO?

Quando una persona riconosciuta prioritaria non è ancora rialloggiata nonostante la scadenza del termine legale, possono essere intraprese diverse azioni.

Essa può richiedere l’esecuzione della decisione di rialloggio davanti al giudice amministrativo affinché lo Stato sia costretto a rispettare i suoi obblighi. Può anche avviare un ricorso risarcitorio al fine di ottenere il risarcimento dei danni derivanti da questa carenza.

Ogni situazione essendo particolare, è spesso consigliato farsi accompagnare da un avvocato che padroneggi il contenzioso amministrativo e i ricorsi legati al diritto all’alloggio.

Una giurisprudenza che rafforza i diritti dei richiedenti

Le decisioni del Consiglio di Stato del 13 luglio e 16 dicembre 2016 segnano una tappa importante nella protezione dei beneficiari del DALO.

Consacrando la nozione di danno globale nonché una presunzione di turbamenti nelle condizioni di esistenza, l’Alta giurisdizione facilita l’indennizzo delle persone vittime dell’inerzia dello Stato.

Tuttavia, la questione dell’effettività del diritto all’alloggio rimane aperta. Gli importi modesti degli indennizzi e le difficoltà persistenti di rialloggio dimostrano che il riconoscimento di un diritto non è sempre sufficiente a garantirne l’esercizio concreto.

L’accompagnamento da parte di un avvocato può allora rivelarsi determinante per far valere i propri diritti, ottenere l’esecuzione delle decisioni giudiziarie e, se del caso, chiamare in causa la responsabilità dello Stato quando questo viene meno ai suoi obblighi.